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SCARIFICAZIONE

scarificazione_12-1024x683 SCARIFICAZIONE REPORTAGE

Le immagini che sono pubblicate nella pagina seguente sono frutto di un reportage effettuato nel 2010 in Papua New Guinea, in un villaggio sulle rive del fiume Sepik, sono fotogrammi di una scarificazione di iniziazione dei giovani abitanti del luogo. Essi sottopongono la pelle a tale trattamento facendo si che una volta cicatrizzate le ferite subite, il loro corpo possa assomigliare il più possibile alla pelle del coccodrillo, animale con cui condividono le stesse acque del fiume.

AVVISO IMPORTANTE!!

Sono immagini molto forti con scene di sangue potrebbero ledere la Vostra sensibilità

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The images published on the following pages are the work of a reportage carried out in 2010 in a village on the river Sepik in Papua New Guinea. These images are of the initiation rites involving scarfication which the youths of the village undertake in order to pass into maturity. These scarification rites involve cutting patterns into the skin with a blade which, once the wounds are healed, resemble the skin of the crocodiles with which they share the waters of this river.

IMPORTANT!!!

These powerful images contain scenes of blood and may be too disturbing for sensitive viewers!

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7 Responses

  1. Le immagini di questo reportage credo che costituiscano un documento di rara “bellezza”, soprattutto per il fatto che riesce a trasfigurare scene di una crudezza esasperata, direi di una violenza fisica di pesante impatto, in qualcosa che definire poetico non penso sia esagerato o fuori luogo.
    Flavio ci porta dentro quella capanna dove si svolge un rito che a noi occidentali sembra folle, ma lo sarebbe di meno se solo pensassimo alle crudeltà che gli uomini si scambiano reciprocamente per motivi politici, etnici, religiosi, senza che nessuno (o pochi) riesca più a reagire a causa dell’abitudine alla violenza a cui i mezzi di informazione ci hanno ormai – purtroppo – abituato.
    Ma qua si tratta di una violenza diversa, densa di significati rituali lontanissimi dal nostro mondo “civile”, che noi definiamo selvaggi, crudeli, dall’alto della nostra falsa innocenza.
    La delicatezza con cui queste foto ci trasportano nell’intimita’ di quel rituale è un elemento che fa assumere al portfolio un valore che va oltre la semplice rappresentazione, ci porta quasi a partecipare, sembra di sentire l’odore del sangue, i verosimili lamenti degli iniziati.
    Forse sono di parte, perche’ l’amicizia con Flavio travalica ogni altro aspetto, ma avendo potuto apprezzare tanti suoi lavori fatti negli angoli più lontani e selvaggi del pianeta (se qualcuno lo vuole conoscere meglio veda in questo sito), penso onestamente che le sue capacità fotografiche in questo campo del world-reportage siano ai più alti livelli, non per niente il suo mito fotografico è quello Steve McCurry che riempe di folle le sue mostre.
    Per essere meno di parte riporto di seguito un bellissimo commento lasciato da una socia del nostro Circolo fotografico, Elena, lasciato sulla pagina Facebook, penso che una migliore sintesi del valore di questo portfolio non si poteva fare.
    E penso che due anni fa si sia persa una bella occasione di portare un lavoro superlativo a Portfolio Italia.
    Ha scritto Elena: “Un documento straordinario, un’interpretazione sublime, empatica, assolutamente realistica, nel senso che Flavio Petrini ha avuto la rara sensibilità di cogliere ciò che è l’atmosfera di un rito estremamente profondo, dove il dolore è il mezzo sacro attraverso il quale si diventa uomini e nulla ha di raccapricciante o perverso, anzi, è il momento in cui la comunità si trova in un unico respiro. La situazione “uterina” in cui gli uomini vengono messi a giacere è satura di silenzio e attesa, l’attesa di rinascere con una nuova pelle per entrare nel mondo degli uomini. La fotografia è un linguaggio e il fotografo imprime a questo linguaggio il suo peculiare accento e traduzione, alle volte le traduzioni pur trascendendo sempre la realtà a cui fanno riferimento, sono con essa del tutto affini, rispettose, in altri casi la traduzione mira solo ad accontentare il lettore e le sue aspettative tradendo in gran parte la realtà, ciò è bello e apprezzabile nella maggior parte delle arti figurative, molto meno quando esse sono a servizio della conoscenza, come in questo caso, e Flavio ci ha regalato una traduzione davvero ammirevole e piena di rispetto. Grazie”

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